I 12 colpi di fulmine del 2009
di Francesco Falcone
I 12 colpi di fulmine del 2009
di Francesco Falcone
lunedì 28 dicembre 2009
Scrivo dei vini italiani che più mi hanno emozionato nel 2009. Pochissime etichette che a prescindere dai punteggi (qui non pubblicati) e delle singole classifiche di merito, hanno lasciato un segno indelebile nella mia memoria – e nel mio cuore. Appena dodici vini, tanti quanti sono i mesi dell’anno, che idealmente vorrei sulla mia tavola la sera di San Silvestro. In essi c’è dentro tutto ciò che mi piace: personalità, originalità, complessità e spiccata vocazione gastronomica. Senza volerlo (ma non ne sono certo), è una selezione che lascia sullo sfondo i terroir più noti (che pure non mancano) valorizzando alcune zone le cui peculiarità vitivinicole sono spesso sottovalutate dagli addetti ai lavori. Prezzi sempre onesti, e in alcuni casi addirittura convenienti (ammonta a 250 euro* il valore totale dei dodici vini recensiti).
BOLLICINE
Balugani
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Ferm. Naturale Sfecciato n.m. (2007)
Incanta con il suo naso di frutti di bosco, di china ed erbe amare, di pepe e viola, e ancor di più con la sua bocca snella, asciutta (ma non asciugata), saporitissima, tutta succhi e sale. Terra, radice e piccoli frutti in persistenza.
Enrico Gatti
Franciacorta Pas Dosé Nature n.m.
Agrumi e sensazioni marine evocano in pieno i tratti di uno Champagne della Côte des Blancs. In bocca è goloso, omogeneo nella distribuzione, ma vivo di contrasti e di sapori nel lungo finale. Aperitivo come pochi.
VINI BIANCHI
Enrico Ceci
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Sup. Santa Maria d’Arco 2008
Pienamente risolto e forse per questo tutt’altro che sorprendente nei suoi profumi di agrumi e grano, anice e mela matura, è al palato che mostra il cambio di marcia decisivo: ovvero una trainante energia fatta di pastosità e sapidità, calore e fibra. Chiude su una lunga scia di nocciola e agrumi, quasi fosse un Mersault trapiantato nel Mediterraneo.
Angelo Negro & Figli
Roero Arneis Sette Anni 2001
Frutto agrodolce avvolto da belle sensazioni evolutive che ricordano la terra, le spezie e gli idrocarburi. In bocca il suo attacco è rassicurante, ma il suo sviluppo vibrante; la struttura densa e avvolgente, ma l’acidità nervosa, eccitante, di stampo quasi germanico. Come se il Tanaro strizzasse l’occhio al Reno.
VINI ROSSI DI MEDIA STRUTTURA
Barbacarlo - Lino Maga
Barbacarlo 2007
Ridondante nel suo frutto, esibito nella sua artigianale evoluzione, ma originale come pochi altri rossi assaggiati in questo 2009. Al palato è un rosso “dolceamaro” che prima ti consola con una pienezza quasi zuccherina, poi ti scuote con un’acidità vibrante e tannini rugosi, ma saporitissimi. Terza parte di bocca scintillante. Il miglior Barbacarlo di sempre.
Arianna Occhipinti
Frappato 2006
Frutto surmaturo che sa di Scirocco, alle spalle del quale c’è spazio per gli agrumi e per una serie di frutti rossi selvatici di matrice quasi borgognona. Bocca tenera e invitante che non si accontenta di scorrere, animata com’è da struggenti sussulti salini e da un tannino finissimo che sa contrastare e trainare. A tavola ha la grazia tattile di un Volnay e il calore della sua terra.
Stroblhof
Alto Adige Pinot Nero Riserva 2006
Dopo un Frappato che evoca Volnay, ecco un pinot nero altoatesino di livelli strabilianti per autenticità varietale e personalità. Un pinot nero di Appiano che se la giocherebbe con un Marsannay di rango in quanto a densità tannica, carnosità e armonia. Ottimi anche i suoi profumi, che spaziano dagli agrumi alla rosa, dalla radice ai frutti di bosco. Impeccabile l’uso del rovere. Una grande prova.
VINI ROSSI DI GRANDE STRUTTURA
Nicola Chiaromonte
Gioia del Colle Primitivo Riserva Muro Sant’Angelo 2006
Magniloquente come impone il vitigno, ma anche ricco di slanci e di contrasti come tutti i rossi della Murgia Carsica. Poderosamente estrattivo, quasi violento nelle movenze, eppure capace di far sentire la “ruggine” e il sale del suo terroir. Da sogno.
Elvio Cogno
Barolo Vigna Elena 2004
Una mano contemporanea e ispirata ha scolpito un Barolo austero ma non severo, potente e insieme raffinato. Estratto con coraggio e messo a punto con disciplina e misura. Confezione, profondità, equilibrio. C’è tutto.
Ventolaio
Brunello di Montalcino 2004
Profuma di agrumi, spezie e macchia, il frutto è largo ma vivo, evoluto ma con garbo, tenuto sulla corda da un “alito” di sangiovese autentico. Bocca sublime, piena e vellutata nel tannino, pimpante quando è il momento di chiudere e ripartire. Brunello di tempra più che di volume, che a tavola diventa magnetico.
VINI DOLCI
Giovanni Poli
Trentino Vino Santo 2003
Se al naso l’attenzione dell’assaggiatore si sposta sulle sfumature aromatiche legate alla muffa nobile piuttosto che sulla frutta dolce e disidratata (che pure c’è), al palato l’emozione scatta grazie al grasso che ti avvolge e al succo che ti assale, più che per lo zucchero residuo (che non manca affatto). Tra i più raffinati vini dolci mai assaggiati in Italia.
Vinicola Savese - Pichierri
Primitivo di Manduria Dolce Naturale Il Sava 2004
Di ampiezza aromatica sconvolgente per originalità e profondità, conserva ritmo nonostante la bollente densità, articolazione nonostante la dolcezza, disegno nonostante una chiusura salata, metallica, quasi bucciosa. Splendida e lunghissima è la sua persistenza di macchia, spezie, cioccolato e chissà cos’altro. Da meditazione come pochi altri vini al mondo.
* Cifra ottenuta sommando i prezzi a cui dovrebbe essere venduto ciascuno vino in enoteca, a meno che l’esercente di turno non si travesta da estorsore.