16 febbraio 2013 | Mauro Erro

Gattinara Osso San Grato 2007, Antoniolo

di Mauro Erro
ossosangrato2007

Con alcuni vini, è inutile nasconderlo, si creano rapporti particolari. Ci s’innamora di loro o, se la parola vi spaventa, si prova nei loro confronti un particolare affetto. Per mille motivi, delle volte anche del tutto personali, così come al di là del giudizio estetico si adora Hendrix o i Beach Boys. Perché ci ricordano Carmela che ce li fece scoprire. Tanto per dirne una.
Questo particolare affetto io l’ho per l’Osso San Grato che considero al pari di un vecchio amico. Che ho sempre piacere ad incontrare e a cui perdono, se ha senso quest’ultima parola, anche i difetti, sempre che abbia senso pure quest’altra: indifferentemente dal fatto che consideri questo vino uno tra i più grandi che io conosca (bella scoperta!).
Amo questo vino innanzitutto per l’identità, la capacità di esprimere, sospirandola o urlandola a seconda dell’annata, la sua provenienza: quella mineralità rugginosa tambureggiante come fosse una marcia che mi riporta con la testa a Gattinara, a quando ho camminato tra i suoi anfiteatri vitati. Agli odori, ai colori, alle persone. A quando da lontano ammiravo la vigna Osso San Grato li, sola per conto suo, aggrappata alla collina. Al risotto e al gorgonzola. A Mario Soldati e al suo racconto. E a tanto altro.
Poi per il suo carattere che a me ricorda molto quello di chi lo produce: una grinta, una potente rabbia aromatica sconquassante. Una personalità che certo non passa inosservata.
E anche nel 2007 ci ho trovato questo, ma non solo. È innanzitutto più espansivo rispetto ad altre annate, terroso come suo solito, già cordiale come raramente capita nelle note floreali. Al palato mostra le qualità solite del vino: tessitura della materia, trama tannica e la profondità dell’assaggio sono di primissimo livello. La potenza medesima, il sorso ancora raccolto, la classe e l’eleganza le stesse. La rabbia aromatica rende la persistenza lunghissima, il cordiale abbraccio alcolico finale nei veicola i ritorni, ma ne sfoca appena il dettaglio. Seppur godibile è appena un pargolo. Un nebbiolo di razza (e di stazza). Un Gattinara. Ed è buonissimo.

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