20 febbraio 2013 | Mauro Erro

Ghemme 2007, Bianchi

di Mauro Erro
Ghemme

L’ultimo assaggio che avevo fatto di questo vino risale a circa due anni fa (aprile 2011) e devo dire che il tempo gli ha giovato, così come gli giova l’aria una volta stappata la bottiglia: sopratutto al palato dove, prendendo confidenza con l’ossigeno, si distende. E se è stato discreto compagno della tavola, si è rivelato amico fidato durante una lunga serata di lavoro. Non è vino dove perdersi in profondità abissali, ma è sincero e cordiale nel proporsi nelle sue note di frutta scura ed erbe medicinali, di resine e roccia. Al palato è succoso, il frutto è innervato di acidità e l’effetto croccantezza assicurato, il finale salino e appena appena ruvido. Non un campione di complessità o finezza, ma il primo tra i gregari, una spalla di cui non si può star senza.

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