7 febbraio 2014 | Mauro Erro

Guastaferro, Taurasi Primum. I suoi primi dieci anni.

di Mauro Erro
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Con l’ultima vendemmia sono passati dieci anni dall’esordio di questa piccola cantina taurasina. Fu, infatti, la calda vendemmia 2003, nella versione riserva, la prima bottiglia di Taurasi Primum etichettata da Angelo e Antonio Guastaferro (professore di Fisica il primo, ingegnere il secondo che fu anche sindaco di Taurasi) in risposta al continuo deprezzamento dell’aglianico e alla crisi che arrivò tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila. Nonostante la giovane età di questa piccola azienda e la produzione che oggi – suddivisa nelle tre etichette Aglianico Memini, Taurasi Primum e Taurasi Primum riserva – ammonta a circa diecimila bottiglie, il parco vitato è molto più ampio e la tradizione agricola molto più antica. Sono poco meno di 8 gli ettari vitati di aglianico, 3 quelli in contrada Piano d’Angelo, contraddistinti anche dalla presenza di piante ultracentenarie allevate con il vecchio sistema dello starseto.

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Taurasi, Contrada Piano d’Angelo

Mentre gran parte delle uve è ancora oggi venduta, soprattutto ai privati, ad un prezzo al chilo di 0,80-0,90 centesimi di euro (sigh!), è dalle piante centenarie di Contrada Piano d’Angelo e da quelle che si trovano in Contrada Pozzillo che nasce la versione riserva del Taurasi Primum, prodotto solo nelle annate ritenute all’altezza.
Negli ultimi anni la gestione aziendale è passata al giovane Raffaele, figlio di Angelo, laureatosi in agraria all’università di Portici nel 2006 che, grazie all’incontro con alcuni vignerons come Antoine Gaita e Luigi Tecce verso cui ha una particolare ammirazione, ha deciso di dedicarsi con maggiore convinzione a questo progetto. Difatti è proprio ad Antoine, talentuoso interprete del fiano montefredanese con l’azienda Villa Diamante e l’etichetta Vigna della Congregazione, a cui ha affidato la consulenza enologica curata fino al 2010 da Carmine Valentino.
Ho avuto modo di recente, in varie riprese e occasioni, di poter assaggiare tutta la produzione di Taurasi, comprese le nuove versioni non ancora imbottigliate. E se per quest’ultime è inutile esprimere un giudizio, nella speranza di poterli riassaggiare in futuro quando saranno in bottiglia e pronte per essere commercializzate, val la pena suggerire alcune versioni particolarmente brillanti e acquistabili in cantina tra i 20 e i 25 euro.

Taurasi Primum 2004
La versione riserva in questa annata non è stata prodotta, ed è in questa bottiglia che sono finite le uve delle vecchie piante di aglianico. Una versione che oggi è in uno stato di espressività particolarmente felice e che fa dell’eleganza e della compiutezza della beva il suo tratto principale. Un quadro olfattivo dettagliato, floreale, che propone una nota di arancia sanguinella particolarmente efficace, poi un tripudio di erbe di peculiare dettaglio (timo, origano, salvia), balsami, spezie. Bocca gustosa, salata e slanciata, non lunghissima, ma particolarmente fine, non di peso, ma sicuramente elegante. In beva (anche se tiene all’aria per 12, 18 ore e più meravigliosamente).

Taurasi Primum Riserva 2007
Mentre bevete l’altro, val la pena conservare questo. Non che non sia piacevole già oggi, è dotato di una materia più possente e di un tratto più cremoso rispetto al precedente, ma un ulteriore affinamento in bottiglia non può che fargli bene. In termine di distensione alla beva e di dettaglio aromatico. Anche qui la nota di arancia è presente e piacevole, la bocca particolarmente gustosa e ricca.

Taurasi Primum 2008
Anche in questo caso, come nel 2004, la versione riserva non è stata prodotta. E, anche in questo caso, il tratto che lo contraddistingue è l’eleganza più che la potenza. Ovviamente oggi ha meno dettaglio rispetto alla versione 2004, più rotondità fruttate giovanili che non particolari sfumature che arriveranno con il tempo. Bocca delicata sul finale.

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