20 marzo 2013 | Alessandro Masnaghetti

I vignaioli di Sauternes

di A M
Noble Rot

Preparando il materiale per alcune serate su Sauternes mi sono reso conto di una cosa che fino a ieri mi era sfuggita, e cioè di come nelle sfide pressoché quotidiane all’insegna delle purezza e della “vignaiolità” non venga pressoché mai citato un produttore di Sauternes. Vuoi perché minuscoli spesso non sono (e il fattore dimensione in queste disfide è importante) e vuoi perché probabilmente (anzi, sicuramente) la questione della solforosa viene prima di ogni altra cosa (e fa niente se poi a sauternes gli antibotritici siano vietati per legge, anche in periodi in cui invece sarebbero utili).
Pensare invece che pochissime sono le denominazioni al mondo capaci di interpretare come Sauternes (e Barsac) lo spirito romantico del produrre vino, oggi tanto in voga. Selezioni meticolose, rese minuscole, rispetto assoluto dell’annata, conoscenza millimetrica della propria vigna e ogni anno la stessa sfida: con il cielo, con il tempo, con il clima.
Una sfida che spesso non prevede pareggi: o dentro o fuori.
E se sei fuori, come ad alcuni è capitato nel 2012, se fuori per davvero.
Non produci, non hai la partita di ritorno.
L’unica partita che avrai è quella della vendemmia successiva.
E stop.

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