{"id":3271,"date":"2013-12-26T11:31:21","date_gmt":"2013-12-26T11:31:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enogea.it\/?p=3271"},"modified":"2013-12-26T11:39:16","modified_gmt":"2013-12-26T11:39:16","slug":"borgogna-2011-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enogea.it\/en\/borgogna-2011-2\/","title":{"rendered":"Borgogna 2011"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 vero che i <span style=\"color: #800000;\"><a href=\"http:\/\/www.grands-jours-bourgogne.com\/\"><span style=\"color: #800000;\">Grands Jours de Bourgogne<\/span><\/a> <\/span>si tengono con cadenza biennale. La rassegna ufficiale s\u00ec, nei millesimi pari, ma per i malati di pinot nero (lo chardonnay teniamolo un attimo da parte) c\u2019\u00e8 un altro appuntamento fisso, che si rinnova ogni dicembre grazie alla passione, la competenza e la generosit\u00e0 di Giancarlo \u201cMagister\u201d Marino. Senza nulla togliere a nessuno, per me (e non solo per me) sono pochi gli appassionati italiani che possono dare del tu alla Cote d\u2019Or come lui, ormai di casa tra clos e domaine dopo oltre vent\u2019anni di viaggi, ricognizioni e scoperte. La sua Borgognata annuale (in realt\u00e0 una delle tante) \u00e8 un\u2019occasione preziosissima per mettere un po\u2019 di ordine &#8211; bottiglie alla mano &#8211; alle idee maturate sulla nuova annata da poco uscita in commercio. Le testimonianze dei vigneron, gli assaggi da pi\u00e8ce, i primi report su carta e web certamente contribuiscono a creare uno strato preliminare di convinzioni e letture, ma la prova del bicchiere ad imbottigliamento completato \u00e8 un passaggio fondamentale. Specialmente se si ha la possibilit\u00e0 di mettere insieme un campione statisticamente significativo, un vero e proprio piccolo master rappresentativo di tutte le principali zone, manici, stili, impreziosito dal contributo degli altri esperti e appassionati borgognofili presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa volta il focus era incentrato sui rossi della vendemmia 2011. Senza girarci troppo attorno, \u00e8 annata che ci lascia al momento a dir poco tiepidi: rapportandoci a test effettuati in condizioni simili sui millesimi precedenti, non si manifestava in noi tanta dubbiosa delusione dall\u2019uscita dei 2004. Le gerarchie sono in buona parte rispettate, ma anche a livello di Grand Cru si incontrano una serie di vini dallo spiccato accento verde e immaturo, di sviluppo asciutto, per la grana dei tannini e per le brusche chiusure segnate da una ricorrente diluizione alcolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Annata pi\u00f9 capricciosa che classica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 pochi mesi dopo la raccolta, i vignerons inquadravano la 2011 come la consueta \u201cann\u00e9e classique\u201d, definizione che nella realt\u00e0 dei fatti viene adattata ad andamenti meteorologici anche molto diversi tra loro. In questo caso la chiave climatica va individuata prima di tutto nella primavera estremamente calda, con conseguente importante anticipo delle fasi vegetative. Senza dimenticare un\u2019estate capricciosa a voler usare un eufemismo, con una serie di grandinate e temporali, protrattisi fino alla vendemmia di fine settembre. Produttivamente scarsa, ma in ogni caso meno delle terribili 2012 (dal 50 all\u201980% di vino in meno) e 2013 (-20\/30%), si lasciava immaginare come una buona annata di terroir, inferiore nella media delle riuscite e nelle punte a 2009 e 2010, ma da approcciare con maggiore facilit\u00e0. Diverse autorevoli voci sottolineavano una serie di similitudini con la 2007, annunciata come vendemmia di pronta beva, capace nelle migliori versioni di compensare il deficit di polpa e complessit\u00e0 con un profilo trasparente e aggraziato. Un paragone che pu\u00f2 forse funzionare sul piano climatico ma non in quello che emerge dagli assaggi: i rossi 2011 sono in questo momento tutt\u2019altro che godibili, spensierati e coerenti con i climat di provenienza. La speranza \u00e8 che trovino maggiore armonia in vetro, ma proprio per questo ci sembra un\u2019annata da aspettare, non solo a livello di grand cru. Difficile immaginare, comunque, che tra Bourgogne, Village e anche un bel po\u2019 di 1er, ci siano tante opzioni in grado di trasformarsi da brutti anatroccoli in cigni. Non \u00e8 insomma possibile prescindere dall\u2019assaggio prima di procedere all\u2019acquisto, anche in considerazione del fatto che, a differenza di quanto accade in molte altre zone francesi, in Borgogna ormai sembra non valere pi\u00f9 l\u2019equazione annata media = prezzi pi\u00f9 convenienti. Anzi, l\u2019esatto contrario: le ultime raccolte disgraziate, almeno da un punto di vista produttivo, hanno contribuito a continui ritocchi verso l\u2019alto dei listini. I 2011 costano pi\u00f9 dei 2010 e per i 2012 (decisamente promettenti nei test da botte, a dispetto delle premesse climatiche) ci vorr\u00e0 presumibilmente un 20% aggiuntivo di spesa per portarsi a casa le stesse bottiglie. N\u00e9 il 2013 (altra stagione di grandinate e necessit\u00e0 di selezione in vigna) sar\u00e0 il millesimo giusto per assistere almeno ad un parziale ribasso delle quotazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/chicotot-2011.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2982 aligncenter\" alt=\"chicotot 2011\" src=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/chicotot-2011.jpg\" width=\"504\" height=\"672\" srcset=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/chicotot-2011.jpg 720w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/chicotot-2011-300x400.jpg 300w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/chicotot-2011-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prezzi ancora in salita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 del gioco sull\u2019annata buona o cattiva, forse la questione centrale su cui ragionare \u00e8 dunque proprio quella legata alle dinamiche dei prezzi e del mercato. Da quando i buyer asiatici hanno scoperto la Borgogna, dopo l\u2019iniziale infatuazione per Bordeaux, l\u2019offerta di pinot nero e chardonnay (in misura minore) della Cote d\u2019Or si \u00e8 rivelata largamente insufficiente rispetto alla possibilit\u00e0 di spesa della domanda. Non soltanto per i domaine \u201cmito\u201d, che gi\u00e0 da tempo sono costretti a non accettare nuovi clienti e a centellinare le assegnazioni: un folto gruppo di cantine che considereremmo di \u201cfascia media\u201d si trova ad aver venduto la propria produzione ancor prima che il mosto si faccia vino. E se fino ad una decina di anni fa si potevano pescare eccellenti Village intorno ai 20 euro e diversi Grand Cru significativi sotto gli 80 euro, oggi per uno Chambolle rinomato ci vogliono regolarmente pi\u00f9 di 50 euro e i Grand Cru di domaine affidabili sotto i cento euro si contano ormai sulle dita di una mano. I rialzi speculativi non riguardano pi\u00f9 soltanto i Roman\u00e9e Conti e le creazioni di madame Leroy, ma coinvolgono oggi l\u2019intera filiera, a partire dal prezzo delle uve e degli sfusi. Se si conferma questo trend, bere buona Borgogna Rossa diventer\u00e0 definitivamente privilegio di pochi fortunati, specialmente in Europa. E chi proprio non sa rinunciarvi sar\u00e0 costretto a scegliere con estrema cautela le rare bottiglie recuperate. Oppure a sborsare 50-60 euro per dei vini in ultima analisi trascurabili rispetto a quello che rende magica la Cote d\u2019Or. Quasi dei surrogati che, a prescindere dal gradimento personale, spingeranno sempre pi\u00f9 appassionati a cercare alternative espressivamente affini al di fuori da Gevrey-Chambertin o Volnay, Vosne-Roman\u00e9e o Pommard.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Miracolo Borgogna o bolla speculativa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tutto visto chiaramente da una prospettiva di semplici acquirenti-consumatori, perch\u00e9 per gli operatori le cose funzionano in maniera piuttosto diversa. Chi ha avuto la bravura e la fortuna di assicurarsi delle assegnazioni in questi anni, direttamente dal domaine o al massimo ad un secondo passaggio della filiera, non pu\u00f2 permettersi di \u201csaltare\u201d o ridurre drasticamente gli acquisti, anche al cospetto di un\u2019annata sotto le aspettative. Le liste d\u2019attesa per nuovi possibili clienti pronti a subentrare sono in alcune situazioni pressoch\u00e9 inesauribili e non \u00e8 consigliabile fare troppo gli schizzinosi se non si vuole perdere il proprio \u201cturno\u201d. Si alimenta cos\u00ec un circolo vizioso in cui il favorevole rapporto qualit\u00e0-prezzo diventa quasi una chimera, le etichette pi\u00f9 interessanti finiscono per fare da traino forzoso per quelle d\u2019entrata, con un ulteriore effetto rialzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/clos-da-la-roche-raphet.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2984 aligncenter\" alt=\"clos da la roche raphet\" src=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/clos-da-la-roche-raphet.jpg\" width=\"504\" height=\"672\" srcset=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/clos-da-la-roche-raphet.jpg 720w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/clos-da-la-roche-raphet-300x400.jpg 300w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/clos-da-la-roche-raphet-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza trascurare un altro aspetto: i vignerons continuano a condurre una vita apparentemente morigerata, fatta di lavoro e rigore, auto di lusso fuori dalle cantine non se ne vedono n\u00e9 ci sono esibizioni di sfarzo nelle anguste cave che accolgono i visitatori. Tuttavia anche loro sembrano essersi stancati di vedere i propri vini sugli scaffali o in carta a prezzi anche dieci volte superiori a quelle di uscita, per un mero meccanismo speculativo. Fino a qualche anno fa il Musigny di Roumier usciva dalla cantina sotto i 100 euro, ma un consumatore \u201cnormale\u201d sprovvisto di particolari agganci doveva mettere in conto almeno 700-800 euro, giusto per ricordare uno dei casi pi\u00f9 conosciuti. Anche per questi motivi, non solo per le grandinate, i produttori borgognoni hanno adeguato i propri listini negli ultimi anni e come detto difficilmente il trend potr\u00e0 invertirsi nel prossimo triennio. Come ha gi\u00e0 in parte dimostrato l\u2019altalena degli en primeur a Bordeaux, accelerazioni improvvise di questo tipo presentano sempre fattori di rischio nel medio e lungo periodo: non \u00e8 possibile prevedere a quale livello della catena distributiva, ma c\u2019\u00e8 eccome il pericolo che a un certo punto qualcuno si ritrovi con il cerino in mano. Per il momento sono senza dubbio gli appassionati meno facoltosi i pi\u00f9 penalizzati, ma non darei cos\u00ec per scontato che sar\u00e0 sempre cos\u00ec. Non dimentichiamoci che tra gli anni \u201970 e \u201980 la Borgogna stentava commercialmente, esattamente come capitava con i Barolo e con tante altre tipologie oggi sulla breccia. A lungo andare i mercati premiano le aree pi\u00f9 solide e progressive, nell\u2019identit\u00e0 territoriale e stilistica come nelle politiche di prezzo. E siamo ragionevolmente convinti che lo scenario sar\u00e0 destinato a cambiare nuovamente quando la sbornia mondiale da pinot nero rallenter\u00e0, come forse \u00e8 inevitabile che sia. Nel frattempo non moriremo di sete.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/marechal-savigny.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2980 aligncenter\" alt=\"marechal savigny\" src=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/marechal-savigny.jpg\" width=\"504\" height=\"672\" srcset=\"https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/marechal-savigny.jpg 720w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/marechal-savigny-300x400.jpg 300w, https:\/\/www.enogea.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/marechal-savigny-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Vini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se la lettura dell\u2019annata in questa fase non \u00e8 propriamente orientata all\u2019entusiasmo, sarebbe una grave ingenuit\u00e0 considerarla una sentenza definitiva. Non mancano di certo illustri precedenti di vendemmie accolte tiepidamente e rivelatesi ricche di spunti alla distanza, senza scomodare le emblematiche 1991, 1993 o, almeno in parte, 2001. Ma soprattutto \u00e8 naturale che qualche brillante riuscita ci sia, come non \u00e8 escluso che alcuni vini possano trovare una dimensione pi\u00f9 fine e pacificata con un po\u2019 di pazienza. Come gi\u00e0 detto, \u00e8 soprattutto il confronto con i millesimi vicini, pi\u00f9 autorevoli e paradossalmente meno costosi, a frenarci negli acquisti. Con qualche sconticino qua e l\u00e0 di sicuro la scorta aumenterebbe, ma anche senza offerte speciali i vini di seguito li faremmo entrare senza troppi pensieri n\u00e9 rimorsi economici nelle nostre cantine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cath\u00e9rine et Claude Marechal &#8211; Savigny-les-Beaune 1er Cru Les Lavi\u00e8res 2011<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luminoso e reattivo fin dal colore, ha una partenza appena riduttiva su toni ematici e speziati, rapidamente raggiunti dalle consuete nuance fruttate, rosse e fragranti. Convince a pieno per il tannino dolce, merce rara nell\u2019annata, per il profilo rilassato che non rischia mai la banalit\u00e0, il tocco leggiadro non sprovvisto di chiaroscuri. Trenta e pi\u00f9 euro non sono pochi, ma possiamo e dobbiamo considerarlo un vero e proprio best buy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Georges Chicotot \u2013 Nuits-St-Georges 1er Cru Les Saints-Georges 2011<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Nuits di Chicotot non sono certo degli \u201csprinter\u201d: richiedono attenzione e una disponibilit\u00e0 ad ascoltarli senza farsi distrarre da qualche rumore riduttivo di fondo. Quando il naso si mette a posto, diventa pi\u00f9 facile godere dello spontaneo carattere gustativo, molto apprezzabile per polpa ed energia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Raphet \u2013 Clos de la Roche 2011<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il domaine G\u00e9rard Raphet di Morey Saint Denis \u00e8 uno dei primi nomi che saltano fuori quando si chiede consiglio su qualche Borgogna &#8220;vecchia maniera\u201d, di stile fieramente tradizionale. Forse fin troppo cesellato e affusolato per essere un Clos de la Roche, il suo 2011 \u00e8 tra i pi\u00f9 convincenti in assoluto per grazia floreale e presenza salina. Considerando il Grand Cru, anche questo \u00e8 da pensare come favorevole rapporto qualit\u00e0 prezzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Louis Trapet et Fils \u2013 Chambertin 2011<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente il vino della serata, se ha senso eleggerne uno. Riconoscibile la zona, riconoscibile il cru, riconoscibile il manico che negli ultimi dieci anni ha scalato posizioni su posizioni aggiungendo costanza e definizione al carattere che gi\u00e0 aveva anche in anni pi\u00f9 controversi. Delicato e variopinto allo stesso tempo, lo scheletro agrumato lo attraversa dall\u2019inizio alla fine: classe speziata, souplesse, sapore, potr\u00e0 sfidare i migliori 2009 e 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u00e9cile Tremblay<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su di lei sono state spese parole impegnative da firme autorevoli, francesi e non, a partire da Bettane che l\u2019ha definita \u201cla nuova Madame Lalou\u201d. E\u2019 sicuramente troppo presto per stabilire se il paragone regge e ci sbilanceremmo probabilmente anche noi se non ci trovassimo talvolta a registrare nei vini di C\u00e9cile Tremblay un apporto del rovere nuovo un po\u2019 troppo marcante, nella brillantezza aromatica come nella fibra tannica. Limiti che sembrano fare capolino anche nei 2011, trasversalmente su Vosne-Roman\u00e9e V.V., Chambolle-Musigny 1er Cru Les Feusseulottes e Chapelle-Chambertin. Ciononostante, ci appaiono comunque tra i rossi pi\u00f9 fitti e prospettici assaggiati finora nel millesimo: vale la pena di attenderli con fiducia, non temono l\u2019ossigeno e nel bicchiere crescono esponenzialmente, come accaduto in parte anche per il Clos St Denis di Dujac.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 vero che i Grands Jours de Bourgogne si tengono con cadenza biennale. 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