{"id":3277,"date":"2013-12-26T11:34:11","date_gmt":"2013-12-26T11:34:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.enogea.it\/?p=3277"},"modified":"2013-12-26T11:42:51","modified_gmt":"2013-12-26T11:42:51","slug":"champagne-pinot-blanc-de-blancs-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.enogea.it\/en\/champagne-pinot-blanc-de-blancs-3\/","title":{"rendered":"Champagne. Pinot Blanc de Blancs"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Schemi mentali, gerarchie di vitigno e cru: inutile negarlo, pi\u00f9 o meno tutti siamo legati a degli intimi convincimenti. L\u2019aver partecipato alla principale guida italiana a tema bollicine francesi, mi ha portato negli anni a costruire una serie di strutture, non rigidissime, ma con una solidit\u00e0 di fondo. Per esempio: il Pinot Meunier d\u00e0 troppo spesso vini eccessivamente rotondi e accomodanti, il Pinot Blanc d\u00e0 troppo spesso risultati trascurabili in Champagne e sono assai poche le versioni degne di interesse.<br \/>\nGeneralizzazioni ovviamente, ma la pratica mi ha convinto che un fondo di verit\u00e0 ci sia. Non ho e non sento l\u2019esigenza di rifarmi a questi schemi, ma in uno storico di degustazioni offrono dei validi punti cardinali con cui orientarsi. Ovviamente fino a quando scopri che tutto sommato le bottiglie e i manici che oscurano i satelliti di questo ipotetico navigatore, capitano con la regolarit\u00e0 dei sorrisi ebeti che ti si stampano sulla faccia. E tutti insieme tra l\u2019altro, uno di seguito all\u2019altro, con un \u201cuno-due\u201d quasi da ko. Il primo colpo lo conosco abbastanza, l\u2019altro per niente ed \u00e8 quello che tutto sommato mi ha messo una tastiera sotto le dita.<br \/>\nIl colpo visibile, ben assestato e sempre preciso, \u00e8 quello di Christophe Mignon e il suo Brut Nature da Pinot Meunier. Un produttore che ho imparato ad apprezzare quest\u2019anno e che gi\u00e0 aveva lasciato quella <em>tacca<\/em> nella mente che difficilmente si cancella. Uno Champagne che nasce tra i vigneti di Festigny e Breuil (siamo nella Marna), dove trionfa il Meunier e poco si concede ai protagonisti pi\u00f9 famosi della zona. Un olfatto che picchia forte sui registri verdi e aromatici, rossi nel frutto, scuro fino alla prugna e floreale di viola. Bocca che \u00e8 una scudisciata acido-sapida, con la rotondit\u00e0 del vitigno che sembra l\u00ec di passaggio. Beh, questo lo conosco e non mi stupisce tutto sommato, ma fa sempre piacere incontrarlo.<br \/>\nLa bottiglia successiva \u00e8 quella nella foto. Pinot Blanc Extra Brut. Solo un uomo coraggioso come Roland Piollot poteva pensarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi \u00e8 Roland Piollot? \u00c8 il classico caso per cui si usano frasi del tipo \u201c\u00c8 il fratello di\u2026\u201d, \u201c\u00c8 il cugino di\u2026\u201d, ecc ecc. Ebbene lui \u00e8 il compagno di Dominique Moreau, della maison Marie Courtin, ben pi\u00f9 famosa tra gli appassionati. Eppure da un anno a questa parte il buon Roland sembra aver messo la freccia: vini sempre pi\u00f9 convincenti che confermano una crescita costante, come quella dell\u2019 Aube, un terroir di identit\u00e0 propria e, soprattutto, in grado di scardinare la gerarchia dei Cru ben pi\u00f9 blasonati di Reims e dintorni. C\u2019\u00e8 un filo conduttore nei suoi Champagne: una grande materia di fondo, una vinosit\u00e0 accentuata (soprattutto nei ros\u00e9) e un sottofondo minerale marcante. Perch\u00e9 in fondo l\u2019Aube non \u00e8 tanto pi\u00f9 a nord di Chablis e Dijon non \u00e8 affatto distante, tanto che molti dei viticoltori della zona, si rivolgono alle specializzazioni di enologia in Borgogna piuttosto che a Reims. E tutto sommato i risultati si sentono.<br \/>\nCosa c\u2019entra tutto questo con un Pinot Blanc Extra Brut? Forse nulla, o forse serve per capire che il sorriso ebete ha solide fondamenta. Perch\u00e9 trovarsi una lastra di sale e gesso sotto al naso, un incedere salmastro ondivago ma costante da cui emerge il limone, il fieno falciato, la clorofilla e la dolcezza del litchi e dell\u2019uva spina, il melone bianco e lo zenzero fresco, gi\u00e0 basterebbe per poter chiudere baracca e burattini e recitare il mea culpa. Invece arriva la bocca, dura, spigolosa, nessuna concessione alle morbidezze, di quelle che ti lasciano una scia di sale quasi fastidiosa per potenza, piccante e se vogliamo un po\u2019 rustica nella bolla ma che, diamine, ci vuole, eccome se ci vuole!<br \/>\nEcco, a proposito di schemi: l\u2019Aube in toto sta sovvertendo i miei. Perch\u00e9 \u00e8 un terroir per anni sottovalutato, considerato minore e, soprattutto, vince spesso sulla mano del produttore: le sensazioni salmastre, fortemente minerali, che diventano addirittura metalliche nei ros\u00e9, sono un indicatore importante, un descrittore che nell\u2019assaggio ti guida, calice alla mano, e diventa ancor pi\u00f9 evidente nelle comparate con altri territori. C\u2019\u00e8 ancora molto da approfondire e da studiare ma \u00e8 sicuramente un punto fermo, diverso dai precedenti e che manda a carte e quarantotto fiumi di considerazioni fatte negli anni. E in fondo non mi dispiace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Schemi mentali, gerarchie di vitigno e cru: inutile negarlo, pi\u00f9 o meno tutti siamo legati a degli intimi convincimenti. 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