17 maggio 2012 | Alessandro Masnaghetti

Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2001, Marisa Cuomo

di A M
Furore

A proposito di Costa d’Amalfi e di bottiglie con un loro perché.

Era il 2002.

Avevo appena chiuso l’avventura con la Guida de L’Espresso, la vita mi aveva presentato qualche “piccolo” conto extravino e l’atmosfera era del tipo “adesso è arrivato il momento di fare un po’ di ordine”.

Nella vita e nelle cose.

E le cose erano più che altro bottiglie.

Questa l’avevo guardata, l’avevo soppesata, gli avevo in qualche modo parlato… e poi l’avevo messa da parte, in attesa di decisioni.

E lei è rimasta lì, in piedi, al fresco, tra una ruota di bicicletta, una catena rotta e qualche cartone malandato.

Ogni tanto (ogni tre quattro mesi?) l’ho guardata, e ho pensato: chissà… è un ricordo… ma i ricordi?… i ricordi si possono stappare?

Sì, dopo dieci anni, i ricordi si possono anche stappare.

E si può scoprire che i sapori, virgola più virgola meno, sono ancora quelli di un tempo.

Direi anzi migliori.

Appena carnosi, mai evoluti, sicuri nella chiusura.

Come avvolti nel sole della Costa.

L’ho offeso, e non mi ha tolto il saluto.

Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2001 Marisa Cuomo.

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